Riscaldamento globale e alimentazione, attenzione ai pesci: spigole e orate accumulano sostanze neurotossiche

L'evaporazione dei mari aumenta la concentrazione di sostanze tossiche anche nel pesce d'allevamento. Ecco chi rischia di più

Che il riscaldamento globale metta in pericolo la salute umana non è certo un mistero. Oggi, però, nello scenario caratterizzato da scarsità di risorse idriche, problemi di potabilità dell'acqua e aumento del rischio di colpi di calore e comparsa di malattie infettive e parassitarie associate all'inquinamento microbiologico fa capolino un altro pericolo: quello che l'uomo finisca per nutrirsi di cibo tossico, in particolare di pesce come orate e spigole al cui interno si sono accumulate sostanze pericolose per il sistema nervoso.

A lanciare l'allarme è Enrico Alleva, direttore del Reparto di Neuroscienze Comportamentali dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che durante il convegno “Gestione sostenibile del Mare Mediterraneo” organizzato lo scorso 21 marzo a Roma dall'Accademia Nazionale dei Lincei in occasione della Giornata dell'Acqua ha spiegato che a promuovere l'ingresso di sostanze tossiche nella catena alimentare umana è l'evaporazione dei mari.

Il problema è stato portato all'attenzione degli esperti dai risultati di una ricerca condotta dall'Iss in collaborazione con il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" dell'Università "La Sapienza" di Roma, l'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr (Istc-Cnr) e l'Università Ca' Foscari di Venezia. Le simulazioni degli effetti del riscaldamento globale sulle specie più ampiamente allevate, come la spigola e l'orata, hanno svelato che sia i pesci cresciuti in vasca, sia quelli che crescono allo stato brado o semi-brado finiscono per essere contaminate da sostanze neurotossiche particolarmente pericolose per i bambini, gli anziani e le persone affette da patologie specifiche, ad esempio nutrizionali, neurologiche o immunitarie.

Alleva ha spiegato che

le sostanze tossiche assorbite hanno effetti neurologici sui pesci tali che questi perdono parte della capacità di difendersi dagli uccelli predatori come i cormorani e perdono anche la capacità di catturare le prede marine più veloci di cui si alimentano.

sostanze neurotossiche

Questa riduzione delle capacità di sfuggire dai predatori e, soprattutto, di nutrirsi di prede difficili fa sì che i pesci tendano sempre di più a nutrirsi di piccoli pesci, vermi o altri animali presenti sui fondali, dove la concentrazione di sostanze tossiche è più elevata.

Oltre ad avere a che fare con variazioni del comportamento che possono influenzare la loro crescita, il rilascio di ormoni dello stress e alterazioni del funzionamento del loro sistema nervoso centrale, i pesci rischiano quindi di assorbire più sostanze tossiche anche per l'uomo.

Questo ultimo effetto

ha sottolineato Alleva

potrebbe nocivamente colpire il sistema nervoso centrale umano nel caso di immissione di tali soggetti ittici nella catena trofica alimentare complessiva.

Via | Ansa; Adnkronos; Greenpeace

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