La febbre tifoide: sintomi, complicanze, terapia e prevenzione

La febbre tifoide è una malattia di origine batterica che coinvolte tutto l'organismo: si manifesta con sintomi ben precisi provocati dal batterio Salmonella typhi.

La febbre tifoide è una malattia di origine batterica, provocata dal batterio Salmonella typhi, che appartiene al genere Salmonella, che comprende batteri responsabili di infezioni a trasmissione alimentare. La malattia è a trasmissione fecale-orale: si può contrarre con l'ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiali fecali che contengono il batterio. Sono molto resistenti nell'ambiente esterno.

I sintomi della febbre tifoide sono febbre altissima, cefalea, malessere generale, mancanza di appetito, bradicardia relativa, esantema papuloso al tronco, tosse secca, costipazione o diarrea. L'incubazione solitamente varia da 3 giorni a 3 mesi, anche se in media è di 1-3 settimane: i pazienti colpiti sono infetti finché il batterio è presente nelle loro feci, solitamente dalla prima settimana di malattia e fino a tutta la durata della convalescenza.

Per prevenire la febbre tifoide è bene adottare alcune basilari norme igieniche: sarebbe bene disinfettare frutta e verdura che vengono mangiate crude, così come le posate e la biancheria. Sono anche disponibili dei vaccini. Mai bere acqua non sicura e lavarsi sempre bene le mani.

Come si cura la febbre tifoide? Chi ne è colpito deve seguire una terapia antibiotica, solitamente a base di ciprofloxacina, ma in caso di resistenza si possono usare anche ceftriaxone e cefixima ma anche cefepima. Nel trattamento deve essere inclusa anche una terapia di supporto idrico per trattare la disidratazione, mentre per far diminuire la febbre si può usare il paracetamolo.

febbre tifoide

Foto | da Flickr di sanofi-pasteur

Via | Ministero della Salute

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