
La vita in città è dura per gli italiani, e la salute dei cittadini è minacciata dallo stress. A minare il benessere degli italiani sono soprattutto lo stress causato da ore e ore nel traffico, i problemi di obesità e l’insonnia.
Secondo il rapporto di Legambiente, presentato a Parma durante la Conferenza Ministeriale su Salute e Ambiente, vivere in città fa male alla salute. Lo stress da traffico causa episodi di microconflittualita per 6 italiani su 10, generando nervosismo e tensioni. In più, a causa del traffico e dell’inquinamento acustico, nelle città si dorme 30 minuti in meno.
In più, un altro problema che preoccupa moltissimo gli italiani ed è causa di stress, è l’obesità, spesso causata da uno stile di vita frenetico, da pasti fuori orario, dal consumo di junkie food e dalla vita sedentaria. Voi, vi sentite più minacciati ed accusate lo stress da traffico, da insonnia o da obesità?
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Sarà anche una scusa a volte abusata ma il classico mal di testa per giustificare la mancanza di ogni voglia di fare sesso non sempre è solo una scusa, ma una verità che condividiamo in più di quanti non si creda. La colpa è da attribuire tutta alla scarsa qualità del sonno e al riposo sempre più ridotto. Recenti studi hanno infatti dimostrato che dormire poco e male influisce sul nostro benessere anche nella sfera sessuale, provocando quei famosi rifiuti da mal di testa.
La ricerca è stata condotta nei primi mesi di quest’anno dall’American National Sleep Foundation che ha rilevato dati abbastanza allarmanti: tra coppie sposate e non sposate ma conviventi il cattivo riposo influisce sulla vita sessuale tra il 21 e il 25% delle volte. Certo se la soluzione a questo genere di problemi fosse tutta in qualche ora di sonno in più la felicità perduta di molte coppie sarebbe ben facile da ripristinare. Vale la pena tentare.
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Vi abbiamo suggerito qualche tempo fa, tra i consigli per svegliarsi pimpanti al mattino e non sbattuti come stracci vecchi, di cercare di alzarsi insieme al sole. Philips ci ha contattato invitandoci a provare un loro sistema fondato proprio su questo semplice concetto: svegliarsi con la luce del sole, benché artificiale, in modo decisamente più naturale rispetto ad una sveglia impazzita che vi gracchia nell’orecchio. Ho testato per voi la lampada Wake-up Light per un mese e questi sono i risultati.
Il modello che mi è stato inviato per la prova si presenta con un design pulito – che è stato ulteriormente affinato nei modelli successivi – anche se si tratta di un oggetto un tantino ingombrante se non disponete di molto spazio. Ma visto che coniuga insieme sveglia e lampada ci si passa sopra.
Ho sgombrato il mio comodino, programmato la sveglia e buonanotte. Funziona davvero. Il mattino dopo mi sono svegliata dolcemente con la luce che gradualmente si è accesa simulando il sorgere del sole e con un suono di uccellini primaverili molto realistico. La sveglia luminosa comincia a schiarire la stanza mezz’ora prima rispetto all’orario in cui avete stabilito di alzarvi, per cui il risveglio è davvero dolce e graduale.
Continua a leggere: Risveglio naturale con la luce: testato per voi Wake-up Light di Philips
Che si mettano d’accordo: c’è chi ci ripete che è inutile cercare di recuperare il sonno perduto dopo notti insonni perché ci vuole tempo per ripristinare i corretti ritmi sonno-veglia e chi invece – e ha a che fare con questo il nostro post – consiglia di accumulare un po’ di sonno per i periodi in cui ci toccherà ridurre le ore dedicate al riposo, magari perché lavoriamo fino a tardi, siamo preoccupati per qualche problema o ci tocca studiare tutta la notte per un esame.
Il Journal of Sleep Research ha pubblicato lo studio di un gruppo di ricercatori che ha stabilito come l’organismo sia in grado di attingere a delle ipotetiche riserve di riposo per affrontare un periodo di magra. Certo un po’ esiguo è il campione utilizzato per mettere a frutto le teorie degli studiosi: 11 uomini e 13 donne hanno dormito per nove ore a notte per un’intera settimana e per sole tre ore a notte per quella seguente.
Chi era riuscito a dormire di più nei giorni in cui era consentito riposare molto è riuscito ad affrontare meglio lo stress da mancanza di sonno della settimana di dieta del riposo. Vedete un po’ voi se crederci oppure no, ma se riuscite a schiacciare un pisolino qua e là ogni tanto certo male non può farvi.
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Magra consolazione, ma tant’è: chi soffre di apnea notturna non rischia di dormire male per colpa degli incubi. È quanto dice una ricerca condotta in Colorado e pubblicato sul Journal of Clinical Sleep Medicine: più soffri di disturbi del sonno, più difficilmente avrai incubi durante la notte.
Facile capire perché, visto che la frammentazione del sonno rende più corte le fasi popolate dai sogni e dunque l’incidenza degli incubi si riduce in chi dorme male per colpa della cattiva respirazione durante il riposo. Potete confermarlo sulla base della vostra esperienza?
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La melatonina, detta anche ormone del buio, è un ormone che regola i ritmi circadiani dell’organismo ed aiuta a dormire meglio.
La secrezione delle melatonina viene regolata dalla luce e rilasciata dall’Epifisi, una piccola ghiandola del cervello: durante il giorno la secrezione di melatonina viene inibita, mentre al buio l’organismo ne stimola il rilascio, che il cervello interpreta come un segnale di riposo.
Proprio perché la melatonina viene prodotta in risposta alla mancata stimolazione dei recettori della retina durante le notte, è opportuno passare quanto più tempo possibile alla luce, per inibire la produzione durante il giorno e regolarne al meglio la secrezione durante la notte.
Tanto più tempo si passa alla luce diurna, tanto migliore sarà la secrezione di melatonina dell’Epifisi di notte, assicurando un sonno profondo, di qualità e ristoratore. Anche per questo la melatonina è spesso consigliata come integratore per curare i casi d’insonnia.
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Che soffriate di disturbi del sonno o che dormiate come sassi, la qualità del riposo è altrettanto importante e i suoi risultati sono evidenti a lungo andare nella vita quotidiana. I nemici del sonno sono infidi e non si chiamano soltanto insonnia e stress. Ce ne sono molti altri, più subdoli e nascosti, che spesso non consideriamo così rilevanti ma che possono fare la differenza.
Anzitutto la scelta del letto è importantissima. Cambiare il materasso quando è troppo vecchio e scegliere il cuscino più appropriato può garantirvi un sonno migliore da subito. Inoltre la posizione del letto deve essere favorevole al riposo: una stanza dedicata solo a dormire e mai a lavorare, confortevole e dalla temperatura non troppo alta né troppo fredda.
La televisione in camera da letto, poi, è uno dei nemici principali di chi vuole riposare bene. Sebbene spesso ci si addormenti davanti alla televisione e la si consideri imprescindibile compagna di dormite, in realtà disturba il sonno, facilita frequenti risvegli e per di più la luminosità emessa dagli schermi può influire sui livelli di melatonina, che regola il sonno.
Inoltre, grandi abbuffate serali e il consumo di alcol rendono difficile digestione e riposo e dunque prendere sonno per riposarsi bene. Spesso crolliamo addormentati dopo una cena luculliana o una bella bevuta con gli amici, ma il giorno dopo non possiamo certo dire di sentirci riposati, non è così? Infine, un po’ di moto agevolerà il riposo assai più di una vita sedentaria.
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Mettersi a dieta non fa solo bene alla linea, all’umore e al cuore, mettersi a dieta fa bene anche contro le apnee notturne, permettendo un miglioramento nella qualità del sonno di chi russa e ha problemi di respirazione notturna e di chi gli dorme accanto.
Un team di ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma, ha sottoposto ad una dieta ferrea un gruppo di volontari che, oltre a perdere 19 kg in due settimane a causa dello strettissimo regime alimentare, hanno visto diminuire sensibilmente il numero delle apnee notturne. Ciò è dovuto al fatto che il sovrappeso incide negativamente sulla respirazione: le apnee sono, infatti, un disturbo causato da uno scorretto funzionamento delle vie superiori.
Questa ricerca conferma uno studio di cui vi avevamo già parlato e la necessità di perdere peso per migliorare la qualità della propria vita ed il proprio sonno.
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Chi si è convinto del fatto che gli appassionati della rete, dediti a chattare su Facebook o a divorare i post dei blog come i nostri, dormano di meno, si prepari a cambiare idea. I social network e i post dei blog sono stati assolti da un recente studio pubblicato sul sito Internet dell’università americana del New Hampshire.
Stando ai dati raccolti, il grande utilizzo di Twitter, You Tube e di altri siti non influenza il riposo dei naviganti. I ricercatori hanno analizzato il comportamento di circa 1.250 studenti scoprendo che le ore di sonno dei più assidui frequentatori di social network sono comparabili a quelle degli altri: il 60% degli studenti che utilizzano poco (meno di 30 minuti al giorno) i siti di comunità e il 60% di quelli che li utilizzano molto (oltre un’ora al giorno) dormono il minimo indispensabile, cioè tra le 7 e le 8 ore.
A influire sul sonno sono piuttosto altri elementi, secondo i ricercatori. Dormono di più gli studenti del primo anno (32% oltre le 8 ore) mentre quelli più grandi si riposano di meno. Infatti, solo il 18% riesce a dormire più di 8 ore.
Quanto sia importante riposare e riposare bene durante la notte è noto a tutti, ma non tutti sanno che se non si seguono le elementari norme di buon senso, si fa spesso tardi e si dorme poco si rischia la depressione. Succede soprattutto tra gli adolescenti a dar retta ad una recente indagine che ha evidenziato come chi dorme poco, male e va a letto tardi rischia il 70% in più di incorrere nella depressione.
La colpa si attribuisce quasi interamente allo smodato uso di Internet e videogiochi che ritarda l’ora in cui si va a letto anche quando non interferiscono uscite e rientri a tarda notte. La mancanza di riposo adeguato ha conseguenze sulla nostra capacità di risposta emozionale e dunque si rischia di cadere nella depressione e nell’apatia.
Basta perdere anche appena un’ora o due di sonno, riposando solo 5-6 ore per notte anziché le 7-8 previste per un buon funzionamento dell’organismo, per vedere già i primi danni evidenti. Si comincia con la stanchezza cronica e le occhiaie per finire poi nell’irritabilità o addirittura nella depressione, appunto.
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