Il Tiglio (Tilia platyphyllos o Tilia cordata) era un albero sacro per le antiche civiltà germaniche. E’ pianta molto longeva e per questo, come la quercia, oggetto di numerose leggende. Come l’olmo, può raggiungere i mille anni di età.
Gli effetti benefici del figlio derivano dai principi attivi delle sue infiorescenze e dall’alburno (parte legnosa più giovane del tronco). I fiori e le foglie producono modesti effetti sul sistema nervoso. L’alburno, invece, è la più ricca di tannini che stimolano la secrezione biliare ed esercitano effetti antispasmodici. Tra gli effetti farmacologici riconosciuti, sia pur modesti, si annoverano proprietà sedative, diuretiche, diaforetiche (incrementa la sudorazione abbassando la febbre) e vasodilatatrici.
L’infuso o il decotto di fiori sono consigliati per insonnia, irrequietezza, nervosismo, oltre che a malattie da raffreddamento con febbre, reumatismi, crampi di stomaco e spasmi intestinali. In appropriate dosi questi preparati possono essere utilizzati anche per i bambini. Il decotto di alburno ha interessanti attività col eretiche (che stimola il fegato a produrre bile), antireumatiche ed antiartritiche.
Fresca e poetica, la Primula odorosa (Primula veris) è il simbolo per eccellenza della primavera e del rinnovamento. Dietro il suo aspetto innocente e tenero nasconde magici segreti officinali che ne fanno una vera e propria pianta elisir, capace in men che non si dica di trasformarsi in infuso, impiastro o colorato alimento da mettere in tavola.
Il nome dice già tutto: deriva dal latino “primis” (primo) e indica la comparsa precoce dei fiori appena finito l’inverno. Una cosa è certa: nel momento in cui la si vede spuntare, il grande freddo è già passato, e se non è ancora così lo sarà presto.
Tra le virtù della primula si possono annoverare le azioni espettorante e fluidificante, tant’è che in passato veniva usata per contro i calcoli e il catarro bronchiale; risulta quindi utile nei catarri delle vie aeree superiori causati da bronchiti, polmoniti e pertosse.
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I Crociati lo portavano addosso come simbolo di forza e di coraggio. I Romani bruciavano la pianta credendo che i fumi avrebbero tenuto lontano gli scorpioni. Plinio lo raccomandava come un antidoto per le morsicature e il mal di testa. A questo proposito scrisse: “Per il mal di testa un decotto preparato in aceto viene applicato sulle tempie“. Il timo assieme a lavanda, rosmarino e salvia faceva parte del famoso “Aceto dei quattro ladroni”, panacea universale usata soprattutto durante le pestilenze.
Le proprietà medicinali del Timo (Thymus vulgaris L.) coltivato e di quello selvatico sono molto simili e sono utilizzati in erboristeria per le proprietà antisettiche. Questa pianta assume anche i nomi comuni di “Erba salterella”, “piperella”, “sermollino selvatico”, “amorino”, “salaredda”, “peperna”, “sarapodda”, “tummineddu”, “arrigamu”.
Il timo è spasmolitico delle vie respiratorie, espettorante antisettico, fluidificante delle secrezioni bronchiali, antibatterico, coleretico, carminativo, e tonico. L’olio essenziale ha una potente azione antibatterica e antifungina ed è un ottimo stimolante del sistema immunitario. Ma attenzione, il timolo (principio attivo dell’olio) è controindicato nelle enterocoloiti, insufficienza cardiaca ed in gravidanza.

La tradizione popolare consiglia di dormire su un guanciale imbottito di coni di luppolo se si soffre d’insonnia. Anche gli indiani d’America utilizzavano il luppolo come sedativo. Recenti studi farmacologici hanno dimostrato l’efficacia di alcuni flavonoidi del luppolo su alcune linee cellulari di tumori umani.
Il Luppolo (Humulus lupulus L.) ha effetti benefici su ipereccitabilità nervosa e sessuale maschile, insonnia, angoscia; nevralgie, inappetenza; dismenorrea, menopausa e suoi disturbi per il suo contenuto in fitoestrogeni.
Questa pianta possiede fiori maschili di colore bianco verdognolo che sono riuniti in pannocchie ascellari, e fiori femminili che invece sono raggruppati in piccole spighe dette coni; proprio le infiorescenze femminili, se a contatto con la pelle quando sono fresche, possono provocare irritazioni.
Doversi mettere a dieta non è mai piacevole, e se la dieta la si segue da soli bisogna far appello a tutta la propria forza di volontà per seguirla correttamente, giorno dopo giorno. Non potrà sostituire un commensale, ma di certo è la miglior amica che si possa avere in caso di dieta: è il Fucus, o Alga Bruna, un antifame naturale.
Questa alga è importantissima per chi è a dieta, perché svolge un triplice effetto positivo e contrasta la stanchezza cronica che spesso chi è a dieta avverte. Il Fucus svolge provoca un effetto antifame meccanico: causa delle dilatazione dei talli del fucus, non assimilabili dallo stomaco, genera quel senso di sazietà necessario alla dieta.
Ricchissima di oligoelementi e di vitamine, compensa le mancanze imposte dalla dieta, nutrendo l’organismo con gli elementi essenziali di cui ha bisogno, mentre lo iodio ha un’azione benefica sulla tiroide, che viene stimolata e lavora sul metabolismo dei lipidi. Questa alga dall mille virtù, infine, è ricca di fibra vegetale, elemento che favorisce il transito intestinale, spesso difficoltoso durante le diete dimagranti.
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Chi soffre d’asma spesso so rivolge alla medicina naturale per cercare di alternare l’uso degli inalatori a quello di cure e rimedi naturali. Secondo un recente studio condotto su 326 pazienti sofferenti d’asma presso la scuola di Medicina Mount Sinai di New York e pubblicato sulla rivista Allergy, Asthma & Immunology, chi ricorre alla medicina alternativa e all’uso di piante ed erbe officinali avverte maggiormente i disturbi connessi all’asma.
Chi fa uso di rimedi naturali senza abbandonare del tutto l’inalatore si preoccupa anche molto di più degli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, rispetto a chi si fida dei farmaci ed usa solo quelli, aumentando il senso di oppressione e l’effetto “pesce nell’acquario”.
Affinché la medicina naturale e piante ed erbe officinali siano davvero un rimedio, e non contribuiscano a generare maggiore ansia e stress nel soggetto, è opportuno che ci sceglie di alternare l’uso dell’inalatore con cure dolci, ne parli prima con il proprio medico, che saprà fornire tutte le informazioni sulle interazioni tra medicina tradizionale e non convenzionale. Vi è mai capitato di ricorrere a rimedi naturali e di non sentirvi sicuri?
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Per gli antichi egizi il Rosmarino (Rosmarinus officinalis L.) simboleggiava la memoria delle persone care, infatti lo usavano per l’imbalsamazione dei corpi dei defunti. Secondo gli antichi romani, la pianta sarebbe nata spontaneamente nelle terre vicine al mare: il suo nome deriva infatti dal latino “Ros Maris”, ovvero “rugiada del mare”.
L’utilizzo in campo medicinale risale a tempi antichi: secondo gli esperti, il rosmarino migliorava la memoria ed era in grado di “rianimare” gli spiriti stanchi. L’olio era estratto già nel 1330 per preparare sciroppi alcolici, unguenti, acque e lozioni.
Le proprietà del rosmarino sono numerose: è utilizzato largamente per disturbi digestivi, per stimolare l’appetito e la secrezione gastrica; calma la tosse ed è utile nel trattamento dei reumatismi; è impiegato contro i dolori muscolari e articolari, disturbi circolatori e per bagni ad azione tonica e defaticante.

In risposta alla campagna informativa dell’ISS sui rischi della medicina naturale, è arrivata oggi la replica dei medici del settore biologico-naturale che non sono d’accordo con l’allarme lanciato dall’Istituo Superiore di Sanità.
Il gruppo di medici si esprime attraverso l’AIOT, facendo notare che sono circa 4500 i medici italiani iscritti ai rispettivi Ordini che prescrivono ogni giorno farmaci e terapie naturali e/o non convenzionali e che i medicinali omeopatici e omotossicologici sono farmaci a tutti gli effetti secondo la normativa europea in materia.
D’altra parte, ci sono gli italiani che si muovono sempre di più autonomamente verso la medicina naturale: sono 11 milioni gli italiani che scelgono le medicine non convenzionali, optando per le cure dolci al posto di quelle farmacologiche. Paolo Roberti di Sarsina, esperto di Medicine non convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità in Italia e dirigente dell’ASL di Bologna, ha dichiarato:
“Gettare in panico 11 milioni di italiani che utilizzano farmaci non convenzionali a causa di 400 effetti avversi in 8 anni rischia di essere malamente inteso o di venire strumentalizzato dai soliti noti che hanno in odio un differente paradigma di salute. Sono 67.000 le segnalazioni che giungono ogni anno ai centri antiveleni, e un terzo di queste riguardano intossicazioni - anche gravi - conseguenti all’assunzione di farmaci chimici: perché allora l’ISS non promuove una campagna informativa anche su questi?“
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L’utilizzo dei metodi di cura non convenzionale, ovvero di cure di medicina alternativa e terapie naturali è sempre più diffuso nel nostro paese, soprattutto tra le persone di status sociale alto e nel Nord Italia. A rivelarlo è l’ISS sulla base di diverse indagini dell’Istat condotte dal 2005 ad oggi.
Omeopatia, Chiropratica, Fitoterapia, Agopuntura sono tra le terapie non convenzionali più in uso, ma l’ISS lancia l’allarme sui rischi che si corrono utilizzando piante medicinali, intregratori, preparati omeopatici. In quanto naturali, le terapie e le cure alternative sono considerate innocue per l’organismo, ma così non è perché anche gli estratti naturali hanno il loro potere farmacologico, in grado di interagire negativamente con i farmaci convenzionali.
Tra i rimedi naturali più diffusi ci sono la Propoli e l’Iperico, responsabili di allergie la prima e di interazione con anticoncezionali ed immunosoppressori il secondo. Poiché anche le medicine non convenzionali possono causare disturbi ed essere rischiose per la salute, ogni cittadino dovrebbe consultare il medico e/o il farmacista prima di ricorrere a qualsiasi cura naturale, perché anche la Natura cela le sue insidie.
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Il suo nome deriva da Gentius, re dell’Illiria dal 180 al 167 a.C. Secondo Dioscoride, fu colui che introdusse la pianta nella medicina, apprezzata ed utilizzata nella preparazione di sostanze curative e soprattutto di tonici. In passato in tutta Europa era molto utilizzata come febbrifugo prima della introduzione del chinino. Nei rimedi popolari la genziana veniva usata per combattere la febbre del cane.
La radice di Gentiana Lutea produce uno degli amari tonici più forti di origine vegetale.
Di essa si utilizza la radice essiccata che ha un caratteristico sapore amarognolo conferitole da alcune sostanze amare in essa contenute, in particolare dalla genziopicrina. Ha proprietà stomachiche, tonico-stimolanti, vermifughe ed antifermentetive. La radice di genziana presa prima dei pasti, in macerazione di acqua o vino, ha funzione tonico-aperitiva, presa dopo i pasti facilita la digestione, combatte la costipazione e la diarrea; inoltre stimola la produzione di leucociti utili per combattere le astenie e le convalescenze da malattie.