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Malattie

Contro la degenerazione maculare senile un occhio bionico alimentato dalla luce solare

pubblicato da Paola in: Terapie e Cure Malattie Occhi

luce solare occhio

Parlavamo qualche mese fa della possibilità di restituire la vista ai non vedenti attraverso la sostituzione sensoriale, ovvero l’attivazione, tramite i suoni, delle aree del cervello che registrano i dati visivi. Torniamo a parlare di recupero della vista per presentarvi un innovativo occhio bionico, alimentato dalla luce solare.

A sviluppare il nuovo dispositivo, descritto sulla rivista Nature Photonics, un’équipe di scienziati della Stanford University, in California. A differenza degli impianti attualmente utilizzati, questo occhio bionico non ha bisogno di una batteria per essere alimentato. Uno speciale paio di occhiali convoglia la luce infrarossa, permettendo di trasmettere al cervello le informazioni che ci consentono di vedere.

L’occhio bionico potrebbe rivelarsi utile per i pazienti affetti da degenerazione maculare senile e retinite pigmentosa, due malattie che portano alla morte progressiva delle cellule responsabili di convogliare la luce nell’occhio. Il decorso di queste patologie conduce inesorabilmente alla cecità.

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Cuore, nessun rischio per chi fa sesso dopo un infarto

pubblicato da Silvia S. in: Cuore Malattie Benessere

sesso non �¨ sconsigliato dopo l'infarto

Mantenersi sessualmente attivi non comporta nessun rischio per chi è reduce da un infarto. Eppure, è credenza diffusa che il sesso possa essere pericoloso per chi ha un cuore debole. A dare il polso della situazione basterebbero i vari film che giocano sull’argomento (ricordate “Scappatella con il morto” con Kirstie Alley?). Tuttavia, secondo gli esperti si tratta solo di uno stereotipo dovuto al fatto che molti pazienti sopravvissuti a un attacco di cuore non affrontano nemmeno l’argomento con il proprio medico. Uno studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology ha, infatti, rivelato che il tasso di mortalità dopo una crisi cardiaca è simile in chi riprende l’attività sessuale e chi, invece, decide di darsi alla castità.

La ricerca, condotta in collaborazione dalle Università di Chicago, del Missouri e di Yale, ha coinvolto 1.274 uomini e 605 donne di età media, rispettivamente, pari a 58,6 e 61,1 anni. I dati raccolti hanno rivelato che, in generale, 1 paziente su 10, pur essendo sessualmente attivo prima dell’infarto, smetteva di esserlo dopo la crisi cardiaca. In particolare, il 44% delle donne e il 74% degli uomini facevano regolarmente sesso nell’anno precedente all’infarto, ma queste percentuali si riducevano al 40 e al 68% dopo l’evento e la frequenza dei rapporti di chi si era mantenuto attivo era diminuita, rispettivamente, nel 59 e nel 48% dei casi.

Nella maggior parte dei casi chi ha dichiarato di non avere rapporti sessuali non aveva ricevuto consigli sulla ripresa dell’attività sessuale al momento della dimissione dall’ospedale. In effetti solo il 33% delle donne e il 47% degli uomini aveva parlato con un medico delle conseguenze del sesso sul cuore infartuato. Ma, alla luce di questo studio, sembra proprio che non esistano controindicazioni. Unica precauzione: aspettare circa 4 settimane dopo la crisi per tornare ad essere sessualmente attivi.

Via | santélog
Foto | Flickr

Stanchezza continua? Potrebbe essere un problema di paratiroidi

pubblicato da Silvia S. in: Malattie Benessere

la stanchezza continua �¨ associata a problemi alle paratiroidi

I problemi dovuti al malfunzionamento della tiroide sono, ormai, un argomento conosciuto da molti. Sono meno noti, invece, i problemi causati dalle paratiroidi, ghiandole associate proprio alla tiroide e che regolano i livelli di calcio nel sangue. Io, ad essere sincera, ho scoperto che concentrazioni eccessive di questo minerale possono portare a una stanchezza eccessiva e costante solo leggendo un articolo apparso qualche giorno fa sul Telegraph. Nello stesso articolo ho anche scoperto che le responsabili di questa forma di stanchezza possono essere proprio le paratiroidi.

Liz Bestic, autrice del pezzo, ha raccontato la storia di una cinquantottenne britannica che ha dovuto lottare per molto tempo con un senso di affaticamento eccessivo che la portava ad addormentarsi nel bel mezzo della giornata e a collassare per una semplice infezione virale. La soluzione al suo problema è giunta quando, con un semplice test del sangue, ha scoperto che i suoi livelli ematici di calcio erano pericolosamente alti a causa di un tumore benigno a una delle due paratiroidi. E’ bastato un intervento chirurgico per rimuoverlo e far tornare la paziente alla sua vita di tutti i giorni, senza, però, la compagnia costante della stanchezza.

Il disturbo è più frequente nelle donne che negli uomini. Purtroppo, però, spesso i medici non associano immediatamente la stanchezza, che, di per sé, è un sintomo molto aspecifico che può scaturire dai motivi più vari, con l’iperattività delle paratiroidi. Altri indicatori di questo disturbo sono dolori addominali, nausea, vomito, depressione, calcoli renali, attacchi cardiaci improvvisi e osteoporosi. La buona notizia? Nel 98% dei casi bastano un’analisi piuttosto economica per controllare i livelli di calcio e un semplice intervento chirurgico per risolvere completamente il problema.

Via | The Telegraph
Foto | Flickr

Il vero rischio del pranzo in ufficio è la trombosi

pubblicato da Silvia S. in: Malattie Gambe Come vivere meglio

pausa pranzo in ufficio aumenta rischio trombosi

Mangiare seduti alla scrivania del proprio ufficio aumenta la probabilità di trombosi. A mettere in guardia dalla pausa pranzo mordi-e-fuggi sono i risultati di un’indagine condotta da Richard Beasley, direttore del Medical Research Institute of New Zealand, secondo cui questa cattiva abitudine aumenta di 2,2 volte il rischio di formazione di coaguli sulle pareti dei vasi sanguigni.

Rimanendo seduti per più di 90 minuti, infatti, il flusso di sangue nelle vene sotto alle ginocchia diminuisce del 50%. E’ proprio questo fenomeno ad aumentare la probabilità che si formino i coaguli, che va ad aggiungersi agli altri rischi di una vita passata seduti alla scrivania. A tal proposito Beasley ha spiegato che

le persone sanno che uno stile di vita sedentario aumenta il rischio di obesità, diabete e malattie cardiovascolari più in là nella vita. Tuttavia, sono molto pochi ad essere consapevoli del fatto che l’immobilità prolungata sul posto di lavoro mette immediatamente in pericolo.

Per questo motivo gli esperti sottolineano la necessità di informare i lavoratori riguardo ai rischi associati all’abitudine di rimanere seduti per molto tempo.

Via | DailyMail
Foto | Flickr

Scoperto il gene della longevità, serve a spazzare via il colesterolo

pubblicato da Silvia S. in: Cuore Malattie Benessere

scoperto gene longevit� , spazza via il colesterolo

C’è un paese in provincia di Latina che si chiama Campodimele. Anche se molti non l’avranno mai sentito nominare, si tratta di un comune da guinness: meno di mille abitanti, è il paese della longevità. Oggi i ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma hanno scoperto il segreto dei suoi abitanti: una mutazione nel gene che codifica per la proteina Angptl3 che permette loro di avere tassi di colesterolo particolarmente bassi.

La notizia arriva dalle pagine del Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, che ha pubblicato i risultati ottenuti da Marcello Arca e collaboratori, secondo cui i portatori della mutazione si “autoproteggono” dall’aterosclerosi e dal diabete.

Fino ad oggi si era pensato che il segreto della longevità degli abitanti di Campodimele fossero dovute a uno stile di vita e ad un’alimentazione salutari. La scoperta dei ricercatori romani ha, però, dimostrato che non basta seguire il buon esempio di questi cittadini per allungarsi la vita. Solo chi possiede la mutazione identificata ha valori di colesterolo totale e LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) abbastanza bassi da evitare i disturbi cardiovascolari. Questa caratteristica genetica permette, infatti, di eliminare l’azione di Angptl3, che, normalmente, agisce come freno all’eliminazione delle proteine che trasportano il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.

Arca ha spiegato che

l’esistenza di persone che sono totalmente prive della proteina Angptl3 e che al contempo godono di buona salute ci fa chiaramente ipotizzare lo sviluppo di farmaci diretti contro questa molecola per proteggere i pazienti a rischio di aterosclerosi.

Via | Il Sole 24 ore
Foto | Flickr

Moda antizanzare in Africa per proteggersi dalla malaria

pubblicato da Paola in: Curiosità Malattie

tuta antizanzare malaria

Ogni anno in Africa muoiono 655 mila persone a causa della malaria. Per aiutare gli africani a difendersi dalle punture delle zanzare infette, Frederick Ochanda della Cornell University ha progettato una speciale tuta, completa di cappuccio e mantello, che incorpora già nel tessuto, a livello molecolare, degli insetticidi.

I repellenti spalmati e spruzzati sulla pelle non sono efficaci a lungo e non garantiscono una protezione completa. Grazie a questa tuta, disegnata da Matilda Ceesay, designer africana, la protezione triplica, perché è possibile integrare nel capo di abbigliamento una quantità di repellenti fino a tre volte superiore a quella delle normali protezioni.

Ochanda, originario del Kenya, sta progettando anche uno speciale tessuto in grado di rilasciare i repellenti in base alla variazione della temperatura e della luce. In questo modo si potrà usufruire di un livello maggiore di protezione di notte, quando le zanzare diventano più aggressive.

Via - Foto | Newswise

Cancro al seno, il bisfenolo A aumenta il rischio

pubblicato da Silvia S. in: Malattie Benessere Seno

bisfenolo a aumenta rischio cancro al seno

Il bisfenolo A (BPA) causa anche il cancro al seno. E’ questa la conclusione di uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), in cui i ricercatori della Washington State University hanno analizzato l’effetto dell’esposizione a questa sostanza, contenuta in diversi tipi di plastica (inclusa quella utilizzata fino a poco tempo fa per produrre i biberon), sui piccoli di macaco. Il risultato? I cuccioli avevano ghiandole mammarie più dense e più sviluppate, situazione che aumenta la probabilità di sviluppare un cancro alla mammella in età adulta.

Questi risultati non sono i primi a dimostrare l’associazione tra BPA e cancro al seno: ricerche condotte sui topi avevano condotto alle stesse conclusioni. Nonostante ciò, c’è ancora chi mette in dubbio che questa sostanza sia dannosa per la salute umana. Eppure sono noti i suoi legami anche con casi di infertilità, malformazioni agli organi sessuali, problemi cardiaci e altre patologie.

Da parte sua, l’Unione Europea autorizza il suo impiego anche per la produzione di materiale destinato al contatto con gli alimenti, anche se nel 2011 ne è stato ufficialmente vietato l’uso nella plastica che servirà per i biberon. Tuttavia, in tutti gli altri casi, quando un contenitore è fatto di policarbonato (un tipo di plastica rigida trasparente) parte del BPA in esso contenuto può passare nei cibi.

Dopo le analisi concluse nel 2006, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha fissato il limite della dose giornaliera tollerabile di BPA a 0,05 milligrammi per kg di peso corporeo, stabilendo che nei cibi e nelle bevande prese in considerazione le quantità della sostanza sono inferiori a questo livello. Tuttavia, lo scorso febbraio il “caso BPA” è stato riaperto e gli esperti hanno deciso di valutare nuovamente i rischi dell’esposizione a questa sostanza considerando anche il contributo di fonti non alimentari.

Via | BIOaddict.fr
Foto | Flickr

Assapora la vita, un ricettario per sconfiggere il cancro al seno

pubblicato da Paola in: Malattie Diete

assapora la vita

Una dieta sana ed equilibrata, lo abbiamo ricordato più volte, è fondamentale nella prevenzione del cancro al seno. Anche nella fase di cura del tumore è essenziale prendersi cura di se stesse e mangiare bene. Da qui la campagna itinerante Assapora la Vita, promossa da diverse associazioni italiane che si occupano delle pazienti oncologiche, per favorire una corretta alimentazione mentre si lotta per sconfiggere il cancro al seno.

Tutto grazie alla collaborazione di Alessandro Circielli, uno tra i più apprezzati cuochi italiani che si metterà a disposizione per corsi di cucina sana. Lo chef, insieme a nutrizionisti ed oncologi, ha messo a punto un ricettario, Assapora la vita, con le ricette che aiutano a prevenire i tumori e migliorano la risposta alle terapie. Spiega Giuliana Invernici, dietista presso l’Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate:

Un’alimentazione adeguata alle donne in cura per tumore al seno non può che ispirarsi alla dieta mediterranea, che si conferma la scelta giusta. Nello specifico, un’alimentazione adeguata prevede un buon consumo di frutta e verdura, preferire le proteine vegetali (legumi) e il consumo del pesce a quello della carne, ridurre l’utilizzo di grassi, proteine animali, zuccheri e cereali raffinati, privilegiando invece cereali nella forma più naturale e non industrialmente raffinati, astenersi dal consumo abituale di alcol.

Trovate alcune ricette di Assapora la Vita e le tappe della campagna itinerante sul portale dedicato all’iniziativa.

Via | Comunicato Stampa

Orologio biologico, la luce artificiale aumenta i rischi per la salute

pubblicato da Silvia S. in: Malattie Disturbi Benessere

la luce artificale modifica l'orologio biologico

La luce artificiale, soprattutto quella blu, può danneggiare la salute. A sottolineare gli effetti negativi di televisione, computer, dispositivi mobile e di tutte le altre fonti di luce nel buio sono gli esperti dell’Harvard Medical School, che avvisano: di notte la luce confonde l’orologio biologico e compromette il sonno e la combinazione tra cattivo riposo ed esposizione alla luce artificiale può contribuire a una serie di problematiche, inclusi il cancro al seno e alla prostata, il diabete, le malattie cardiovascolari e l’obesità.

L’ipotesi è che di notte la luce possa limitare la produzione di melatonina, molecola che favorisce il corretto alternarsi tra le diverse fasi del sonno e che influenza l’orologio biologico e ricerche condotte fino ad oggi hanno associato. Non tutte le luci hanno, però, lo stesso effetto. I raggi più dannosi sono quelli della lunghezza d’onda del blu, che hanno un effetto circa doppio sulla melatonina. Purtroppo le lampade fluorescenti e i LED, tipici degli schermi di diverse apparecchiature elettroniche, tendono a generare molta più luce blu rispetto ad altre sorgenti luminose.

Per questo gli esperti di Harvard suggeriscono di utilizzare luci rosse, che hanno la minore capacità di influenzare l’orologio biologico. Altre buone abitudini sono evitare di fissare schermi luminosi già a partire da 2-3 ore prima di andare a dormire e di fare il pieno di luce durante il giorno, in modo da favorire il sonno durante la notte. Per chi è costretto a lavorare anche di notte, il consiglio è di pensare ad utilizzare occhiali che blocchino la luce blu.

Via | Harvard Medical School

Foto | Flickr

E tu quanto proteggi il tuo cuore?

pubblicato da Paola in: Cuore Malattie

cuore sano

Da cosa dobbiamo proteggere il nostro cuore? O meglio: quali sono gli indicatori di rischio più determinanti per le malattie cardiache? Un recente studio, pubblicato sulla rivista Circulation della American Heart Association, ne indica almeno sette. Per capire se stiamo proteggendo a sufficienza il nostro cuore dal rischio di patologie e disfunzioni dobbiamo esaminare il nostro rapporto (scarso, intermedio o ideale) con:

  1. Il fumo: fumare poco e ancora meglio, smettere del tutto.
  2. L’indice di massa corporea: bisogna sforzarsi di mantenerlo nei valori norma.
  3. L’attività fisica: occorre svolgerla con regolarità e costanza.
  4. La dieta: sana ed equilibrata.
  5. Il colesterolo: quello cattivo va mantenuto basso.
  6. La pressione arteriosa.
  7. La glicemia a digiuno.

Via | Filippo Ongaro
Foto | Flickr