
Non è solo un modo di dire, la scienza ne parla con dettaglio perché esiste e può uccidere: è un vero e proprio disturbo clinico provocato dall’emotività e può derivare dalle situazioni più disparate, come per esempio un lutto, una delusione d’amore, un dispiacere acuto, la paura paralizzante di affrontare alcune situazioni.
I sintomi ricordano molto quelli dell’infarto, ma appunto non dipende dall’occlusione delle arterie quanto invece da uno stato emotivo che blocca le funzionalità cardiache. Scott Sharkey, cardiologo al Minneapolis Heart Institute, chiama la sindrome ”Una concussione cardiaca, un vero infarto scatenato da stress ed emozioni acute invece che da un’arteria bloccata“.
Secondo i risultati di alcuni studi recenti, gli esperti sono tutti d’accordo: la sindrome va trattata con cautela ed in modo appropriato, senza sottovalutarla. Secondo le ultime stime, tra l’1 e il 2% dei pazienti ricoverati per un infarto sono in realtà colpiti da “sindrome del cuore spezzato”, con una percentuale che sale addirittura al 6% tra le donne e in particolare quelle già in menopausa. Di solito i pazienti si riprendono in fretta dall’episodio, ma in alcuni rari casi la sindrome può essere letale e nel 10% dei casi è recidiva, ossia i sintomi si ripresentano.
I bambini nati con la procreazione assistita potrebbero essere una bomba ad orologeria che rischia di scoppiare quando diventeranno adulti e si renderanno conto di aver ereditato la stessa incapacità dei genitori a concepire.
L’allarme arriva dal dottor Andre van Steirteghem, uno dei pionieri dell’inseminazione artificiale, che nel corso di una conferenza scientifica svolta nel Regno Unito ha snocciolato dati piuttosto preoccupanti in base ai quali circa 260mila bambini nati dall’IVF sarebbero a rischio di infertilità. Un rischio molto più elevato di quello dei bambini nati naturalmente.
Secondo il medico, l’infertilità ha delle cause genetiche che possono essere trasmesse anche al bambino. Questo significa che stiamo preparando una futura generazione di bambini affetti da infertilità e questa è una cosa che andrebbe spiegata alle coppie che scelgono di ricorrere a questa tecnica per avere un figlio.
Le cattive notizie non sono finite: perché spesso i bambini nati dall’IVF sono gemelli e a volte anche trigemini quando nascono sono sottopeso e più esposti al rischio di soffrire da adulti di obesità, diabete e ipertensione.
Presto tutte le donne potranno dire addio al pap-test per scegliere un metodo di analisi preventiva più efficace contro il tumore al collore dell’utero: l’esame sul Dna del papilloma virus.
Uno studio condotto in 9 centri di screening italiani ha incrociato i dati di 94370 donne, per scoprire che l’analisi sul Dna previene un numero maggiore di tumori rispetto al test citologico, usato fino ad oggi per diagnosticare la presenza di hpv. L’analisi sul Dna del virus permette di individuare con anticipo lo svilupparsi futuro di alcune lesioni nella fase pre-cancerosa, permettendo alle donne di sapere come agire e come prevenire l’insorgere del cancro.
Lo studio, tutto italiano, dal quale risulta importante l’analisi preventiva, grazie alla quale si può intervenire prima che le lesioni si formino, è stato pubblicato su Lancet Oncology. Grazie a questo studio partiranno in alcuni centri di ricerca italiani, i primi programmi sperimentali di utilizzo del Dna per i test di screeening.
via | LaStampa
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Il Garante per la protezione dei dati personali ha approvato le Linee guida in tema di referti on line, che fissano le misure di protezione dei dati sanitari dei pazienti che intendono utilizzare il nuovo servizio che permette di ricevere l’esito delle proprie analisi via mail.
L’assistito, col proprio consenso, potrà consultare i propri referti direttamente dai siti delle strutture sanitarie o potrà trovare l’esito delle proprie analisi mediche aprendo la propria casella e-mail. Il referto elettronico non sostituirà quello cartaceo, ma sarà disponibile per coloro che vorranno riceverlo o consultarlo per 45 giorni, dopo aver dato il consenso all’utilizzo dei propri dati.
Per fornire tale servizio le strutture dovranno dotarsi di sistemi di protezione per proteggere non solo i dati personali dei pazienti, ma soprattutto gli esiti delle analisi. Inoltre, qualora le strutture sanitarie volessero dotarsi di archivi tecnologici per schedare i risultati, dovrebbero richiedere un ulteriore consenso agli assistiti. A me sembra una buona idea ricevere gli esiti delle analisi via e-mail, voi che ne dite?
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Siete alla ricerca di rimedi per l’influenza suina? Non fidatevi troppo di ciò che si legge in Internet dove si può trovare di tutto: dagli shampoo ai bagnoschiuma a prova di virus H1N1, fino ai filtri per ripulire l’aria dai patogeni influenzali, ai test svela virus pandemico, agli estratti di erbe o detergenti per le mani non autorizzati, ma anche mascherine e integratori fasulli.
Insomma, una serie di falsi prodotti venduti online che pretendono di diagnosticare, prevenire, mitigare, trattare o curare il virus H1N1. A mettere in guardia i cittadini e i cybernauti la statunitense Fda (Food and Drug Administration), che ha stilato una lista di prodotti fraudolenti, proprio con l’intenzione di allertare i cittadini nei confronti di farmaci o dispositivi venduti su Internet e associati all’emergenza pandemia.
La lista nera si compone per il momento di ben 140 voci, per le quali il collegamento con l’influenza A a volte non viene fatto neanche dai produttori, ma dai responsabili dei siti, ricorda la Fda. Un elenco che di certo non copre tutto il mercato illegale fiorito intorno all’emergenza H1N1, ma solo i siti che hanno ricevuto una comunicazione di allerta dalla Fda. Secondo l’Agenzia americana, comunque, anche nel caso di altri siti Internet, non inclusi nella lista i consumatori dovrebbero essere cauti prima di acquistare un prodotto online che promette di diagnosticare o addirittura curare l’influenza da H1N1. Chi volesse consultare la lista nera dei dispositivi e dei farmaci fraudolenti, può farlo sul sito della Fda.
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Il magnesio, contenuto nella frutta oleaginosa (mandorle ecc.), legumi, cerali integrali, ortaggi verdi e acque minerali al alto contenuto, è un minerale essenziale utile in diverse situazioni, come l’attività sportiva, e per il benessere di tutto l’organismo. Ma c’è un particolare: il magnesio è maschio. Proprio così, a quanto riporta uno studio condotto dai ricercatori Tavia Mathers e Renea Beckstrand della Brigham Young University (Usa), i reali benefici per l’apparato cardiocircolatorio esistono solo per gli uomini, non per le donne.
La ricerca, pubblicata sul “Journal of the American Academy of Nurse Practitioners”, ha dimostrato come una maggiore assunzione di magnesio possa ridurre il rischio di malattie coronariche (CHD) nei pazienti di sesso maschile, mentre non ci sarebbero vantaggi per le pazienti di sesso femminile, seppure queste ne assumono dosi maggiori.
“C’è stato un rapporto tra una modesta assunzione di magnesio nella dieta e una riduzione del rischio di malattia coronarica nei soggetti di sesso maschile, tuttavia, non vi è stato alcun calo di rischio rilevato nello sviluppo della malattia di CHD nelle donne che assumevano anche elevate dosi di magnesio“, ha sottolineato Mathers.
Secondo quanto ha affermato il ricercatore, saranno necessari ulteriori studi per confermare questo collegamento, poiché in questo momento la ricerca è insufficiente a dimostrare che l’assunzione orale di magnesio diminuisca il rischio di sviluppo futuro di CHD. Tuttavia mantenere un livello elevato di magnesio nel siero ha dimostrato di sortire pochissimi effetti indesiderati e, dopo una diagnosi di CHC, è chiaramente positivo per evitare ulteriori complicazioni della malattia del cuore.
La vita moderna, con i suoi folli ritmi, sta avendo un impatto devastante sulla salute degli uomini. Ad essere sotto accusa è ancora una volta lo stress che, secondo un recente studio condotto dall’Università di Edimburgo, può compromettere la fertilità maschile. A contribuire sarebbe anche l’esposizione ad composto chimico presente in numerosi oggetti di plastica dai giocattoli per i bambini alle carte di credito.
Tra i problemi causati da questi due fattori è stata rilevata anche la possibilità di difetti nella riproduzione come i testicoli ritenuti che possono causare appunto infertilità. Si ritiene anche che lo stress e l’esposizione a questi composti chimici interferiscano con la produzione di testosterone già in gravidanza impedendo agli organi sessuali maschili il corretto sviluppo.
Secondo i ricercatori, anche se lo studio è stato effettuato sugli animali, i risultati possono spiegare come mai la percentuale di bambini nati con questa malformazione sia in aumento. Inoltre, ad emergere è il fatto che non è soltanto un singolo fattore a determinare queste anomalie nella nascita e nella crescita dei maschi, ma è la combinazione degli stili di vita e dei fattori ambientali ad avere un grande impatto.
Via | Daily mail
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Il selenio, contenuto nel pesce, nei cereali, nelle uova, è considerato un potente antiossidante. A causa di un’alimentazione scorretta, molti ne sono carenti, e si ricorre agli integratori per compensare.
Secondo uno studio australiano presentato durante il Gastroenterology Week, il selenio avrebbe anche altre qualità, tra cui la capacità di diminuire il rischio di sviluppare il cancro all’intestino. Il selenio agirebbe anche a livello del Dna delle cellule, portando ad un comportamento più controllato delle stesse.
Secondo i test condotti in laboratorio e sulle persone, il selenio agisce come protettore dell’intestino, prevenendo lo sviluppo di un tumore. Nonostante il minerale sia molto importante, se assunto in dosi elevate può essere tossico: è opportuno non ingerire dosi eccessive di selenio e contattare il proprio medico per conoscere le dosi consigliate per il proprio organismo.
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Il titolo ha un che di terroristico e fatale ma la correlazione tra il crescente inquinamento e uno dei disturbi più diffusi a carico degli organi interni è stata dimostrata. Soffrire di appendicite può avere cause disparate, quasi sempre un’infiammazione all’origine, spesso anche una dieta sbagliata che acuisce il problema. Adesso i ricercatori canadesi scoprono che è anche colpa dell’aria che respiriamo.
Lo studio ha coinvolto migliaia di pazienti in diversi ospedali ed è emerso che l’insorgenza di appendicite (soprattutto tra gli uomini, che ne sono più colpiti rispetto alle donne) cresce nel periodo compreso tra Aprile e Settembre, quando il tempo trascorso all’aria aperta è maggiore.
Analizzando anche i dati in senso cronologico si è scoperto che negli ultimi decenni l’appendicite è aumentata al peggiorare delle condizioni di inquinamento ambientale mentre è leggermente diminuita con l’introduzione delle leggi anti-inquinamento in alcuni paesi.
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Più di 15 milioni di Italiani consultano la rete per aver risposta ai propri dolori e per scoprire di quale malattia potrebbero soffrire, facendo la lista dei sintomi e chiedendo ai motori di ricerca.
Quest’immagine di italiani ipocondriaci alla ricerca di diagnosi fai-da-te emerge dai dati del Censis, illustrati al Festival della Salute di Viareggio.
Il Dr Web non ha una laurea in medicina, Google non è noto per essere un dottore, nè tutto il sistema di indicizzazione della rete, ovvero le risposte associate ai sintomi trovate in internet non sono del tutto attendibili, quindi è meglio rivolgersi al proprio medico di fiducia prima di farsi prendere dal panico o di diagnosticarsi da soli malattie e disturbi, perchè soltanto il parere di un esperto ed una serie di esami clinici possono dare conferma della presenza di un disturbo.
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