
Il Biofeedback è una tecnica che permette di controllare le funzioni del corpo attraverso la concentrazione della mente. Pensate che la maggior parte dei vostri disturbi sia dovuta allo stress? Allora siete in grado di liberarvi da essi e di controllarli.
Con la tecnica del Biofeedback, tecnica non invasiva e adatta a chi difficilmente tollera i medicinali, si possono controllare e regolarizzare proprio quelle funzioni dell’organismo che risentono dello stress: il battito cardiaco, la tensione dei muscoli, il senso di ansia.
Il Biofeedback collega corpo e mente attraverso dei sensori, che forniscono informazioni sull’organismo: attraverso impulsi elettrici è possibile rilassare i muscoli, riuscire a sentire meno dolore e raggiungere, pian piano, risultato ottimali per il benessere dell’organismo.
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Se la pausa caffè, la corsa e l’aerobica aiutano la memoria, una proteina la cancella, difendendo il cervello che non può contenere tutti i ricordi e tutte le informazioni di una vita. La proteina che agisce da gomma, cancellando i vecchi ricordi per far posto ai nuovi, si chiama Rac ed è stata scoperta all’Università Tsinghua di Pechino.
Le analisi e gli esperimenti per l’individuazione della Rac sono stati condotti su dei moscerini della frutta, attraverso l’addestramento a riconoscere e ricordare alcuni odori. Eliminando dai moscerini la proteina Rac, questi erano capaci di ricordare più odori.
Il team di ricercatori è dunque riuscito a mettere in correlazione la Rac all’intelligenza umana, supponendo che il processo di cancellazione dei ricordi dal cervello, per poterne accumulare di nuovi sia identico in tutti gli essere viventi.
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Chi soffre di dolore cronico può trovare sollievo praticando yoga. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Pain che ha voluto verificare l’efficacia di specifici esercizi respiratori e meditativi nel miglioramento di condizioni fisiche dolorose e, conseguentemente, delle risposte emotive al dolore.
L’indagine ha riguardato oltre 27 donne affette da fibromialgia e 25 donne sane della stessa età che sono state sottoposte a stimoli termici dolorosi, di entità lieve e moderata, mentre respiravano in maniera normale oppure a velocità ridotta. Le partecipanti che hanno respirato più lentamente hanno avvertito meno dolore e sensazioni emotive sgradevoli, soprattutto in seguito a stimoli di intensità moderata, rispetto al gruppo con ritmo respiratorio nella norma.
La respirazione lenta ha contribuito ad alleviare il dolore soprattutto nel gruppo delle donne sane. I ricercatori sottolineano, però, che sebbene i risultati abbiano dimostrato chiaramente i benefici derivanti dalla pratica di esercizi yoga per il controllo di condizioni dolorose, saranno necessarie specifiche raccomandazioni per garantire la loro efficacia nella gestione del dolore cronico.
La proteina che controlla e vigila sul funzionamento delle cellule nervose, che combatte contro l’affaticamento mentale e che difende i neuroni dallo stress, si chiama Pumilio.
Una ricerca, pubblicata sulla rivista Pnas della Accademia delle Scienze Inglesi, ha analizzato e studiato il comportamento di questa proteina e la sua azione sul sistema nervoso. Il Pumilio è una proteina che permette ai neuroni di funzionare correttamente, regolandone la forma e la struttura, in modo tale che questi possano trasmettere e inviare informazioni.
Una produzione eccessiva o scarsa di Pumilio comporta un deficit di interconnessione tra i neuroni, causa di malattie gravi e ritardi mentali. La scoperta del Pumilio, il controllore del sistema nervoso è di fondamentale importanza per lo studio di disturbi e problemi di ordine cognitivo.
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Il 2% della popolazione soffre di difficoltà a ricordare una faccia, come se vi fosse una specie di cecità a riconoscere tratti e lineamenti degli altri. Questo disturbo si chiama Prosopagnosia.
Ben poco è noto della Prosopagnosia, ma molte persone riconoscono la propria incapacità a ricordare o riconoscere un volto, mentre al livello più estremo, alcune persone non riconoscono nemmeno se stessi nelle foto. All’estremo opposto, ci sono persone che riescono a riconoscere un volto in uno sguardo, anche in mezzo alla folla.
Secondo i ricercatori del Gettysburg College della Pensilvania questa difficoltà cognitiva potrebbe essere dovuta alle dimensioni di una regione del cervello responsabile del riconoscimento facciale, ma ciò non è ancora stato dimostrato scientificamente, così come non vi siano prove che la prosopagnosia dipenda dal volume della materia grigia o dai connettori.
E voi, avete difficoltà a ricordare i volti o riconoscereste anche in mezzo alla folla il volto di qualcuno incontrato per pochi secondi?
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Contro il cellulare ed in sua difesa è stato detto di tutto, ma adesso arriva da una ricerca americana una prova che mette in relazione l’uso del cellulare e la salute della mente, in maniera positiva: il telefono cellulare fa bene alla memoria. Chi l’avrebbe mai detto?
Un gruppo di ricercatori dell’Università della Florida ha ipotizzato e dimostrato gli effetti positivi dell’uso del cellulare sull’Alzheimer: le onde elettromagnetiche dei telefonini hanno la capacità di ritardare lo sviluppo della patologia e di farne invertire il corso. Le oonde elettromagnetiche alle quali le cavie sono state esposte, le hanno protette dagli effetti della demenza dovuti all’Alzheimer.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, apre un’importante filone di ricerca per le neuroscienze perché mette in relazione i campi elettromagnetici e la cura della demenza, sfruttando gli effetti positivi delle onde e dei campi elettromagnetici sulla memoria.
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E’ emerso da una nuova ricerca dell’Università di Pittsburgh School of Medicine, Stati Uniti, pubblicata sulla rivista “Addiction“. Secondo quanto riferisce Brian Primack, ricercatore a capo dello studio, chi ascolta musica in cui i testi fanno riferimento alla marijuana, ha due volte più probabilità di aver usato o di usare frequentemente questa sostanza stupefacente.
L’indagine è stata svolta su 959 studenti di college americani e gli scienziati affermano di aver scoperto che sorprendentemente l’ascolto di una musica del genere non aumenta il rischio di altri comportamenti pericolosi, come per esempio il consumo di alcool, ma rende più propenso chi la ascolta a fare uso di marijuana.
“Dallo studio è emerso che il 12% dei partecipanti fa uso di cannabis, mentre il 32% ha dichiarato di averne fatto uso nel passato. In media, un partecipante ascolta circa 21,8 ore alla settimana di musica, ed è esposto a riferimenti sulla marijuana circa 40 volte al giorno”, ha spiegato Primack. ”Questo potrebbe spiegare il collegamento tra marijuana e musica, anche se è possibile che chi fa già uso della sostanza preferisca ascoltare musica che fa riferimento ad essa”.
Che la musica sia sempre stata trascinatrice di idee è risaputo da sempre, ma questo studio convincente al 100% non lo è. Voi, cari lettori di Benessereblog, pensate che sia reale questo legame?

Secondo il neurologo Rosario Sorrentino, l’ira è il virus del secolo, perchè nell’essere umano di diffonde sempre di più la tendenza ad agire prima di pensare, con scatti d’ira e attacchi di rabbia.
Nel suo saggio sulla natura umana, Sorrentino, direttore della Clinicia PIO XI di Roma, parla dell’incapacità di controllare le emozioni, degli attacchi di panico sempre più diffusi, della paura del futuro dovuta alla crisi. Nel cervello l’amigdala, centro dell’emotività, prende il sopravvento sulla corteccia prefrontale, sede della razionalità, portando lìindividuo a comportamenti incontrollati e incontrollabili.
Tutti i più tragici casi di cronaca, i mostri della porta accanto, le mamme assassine, mostrano come la rabbia abbia preso il sopravvento sulla razionalità e come il genere umano stia regredendo ad uno stato dove l’istinto prevale sulla razionalità. Per questo, il neurologo definisce l’ira la malattia del secolo, perchè esploderà incontrollata e sarà sempre più pericolosa. Vi invito a leggere l’intervista a Sorrentino su Il Tempo e a commentare, senza arrabbiarvi.
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Negli ultimi decenni abbiamo notato la nascita di una nuova figura, il mammo. Il mammo è un papà che sta volentieri a casa dal lavoro per stare coi suoi figli e accompagnarli nel momento della crescita, mentre la loro mamma è magari al lavoro.
Grazie al dipartimento di psicologia dell’università di Torino, però, si è scoperto che esistono mammi e mammi. I più presenti e premurosi sarebbero, infatti, i mammi dei gemelli. Solo questione di numero? Nient’affatto, è più una questione di gelosia nei confronti della mamma. Perché solitamente il nuovo nato assorbe tutta l’attenzione della madre e il marito si sente trascurato.
Mentre se i bambini sono due, il rapporto con la madre non è poi così morboso e il papà, di conseguenza, può avere accanto una donna che gli presta più attenzioni. Per questo motivo, di riflesso, diventa anche più affettuoso nei confronti dei suoi bimbi.
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Il nostro organismo è in grado di produrre da sé acido acetilsalicilico, che altro non è se non il principio attivo dell’aspirina, che aiuta nei lievi stati febbrile ed infiammatori.
Questa sostanza viene prodotta maggiormente in tutte quelle persone che non hanno assunto recentemente aspirina e soprattutto nei vegetariani, che ne producono in quantità maggiori. Tutto ciò è venuto fuori da una ricerca recente.
L’obiettivo di questa ricerca era capire se la produzione umana di questa sostanza dipendesse solo da frutta e verdura consumata o se l’organismo è totalmente capace di produrla da sé e sarebbe proprio questa seconda ipotesi quella giusta.
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